Olimpiadi a Torino


 

 

Torino – Come avviene da sempre i grandi eventi mondiali richiamano l' attenzione della gente, muovono numerose energie per le loro realizzazione, devono soddisfare le aspettative di più utenze contemporaneamente e come per tutte le grandi sfide anche “Olimpiadi Torino 2006” necessita di numerosi cambiamenti. Di questo ne sono ben coscienti i residenti, protagonisti principali, e tutti coloro che si trovano a percorrere le vie della città e le strade delle sue vallate Alpine. In ogni dove sbucano cantieri, mezzi d'opera, gru, strade chiuse, transenne, movimento di enormi masse di terreno e materiale. In questi mesi, bisogno dirlo, a Torino e dintorni è in atto una vera e propria rivoluzione dell'aspetto architettonico e urbanistico della città.

fornitura materiali isolanti per il Villaggio Moi -Olimpiadi di Torino 2006
 Torino Già, una rivoluzione che servirà almeno su carta o per tutto il periodo dello svolgimento delle Olimpiadi, due settimane, ad allentare le tensioni che a livello mondiale alimentano decine di guerre, grandi e piccole, sotto il segno dei cinque continenti uniti nella pace. Cosi è sempre stato fin dall’antichità; per due settimane ogni guerra cessava di essere combattuta, ogni acredine veniva attenuata per combattere solo una grande battaglia sportiva dove a comandare non erano le armi e il premio non era il sangue di un avversario, ma la lealtà, la bravura fisica, il rispetto delle regole erano le uniche armi lecite in campo, per ottenere in premio non un territorio, non denaro, ma un riconoscimento di stima e pregio simboleggiata da una semplice medaglia. Da mesi uomini e donne si stanno preparando per far si che questa grande battaglia sportiva, le Olimpiadi Torino 2006, venga realizzata al meglio. Da un punto di vista puramente urbanistico - architettonico migliaia di metri cubi di terra stanno per essere spostati in altre aree e migliaia di metri cubi di materiali che l'uomo ha finemente lavorato serviranno per costruire nuove forme e nuovi spazi pensati e realizzati per ospitare un evento di cosi grande risonanza mondiale. Ma spesso come accade in queste cose, ci si preoccupa molto della preparazione dell’evento, quando si freme all’idea che numerosi riflettori verranno puntati, come enormi occhi, su lavoro svolto, e si freme per fare bella figura agli occhi del Mondo. E alla fine dell’evento? Quando i riflettori si spengono, quando nel bene e nel male lo spettacolo finisce? A questo punto passata l'euforia rimangono o i resti o le glorie della battaglia. E non dimentichiamo che in urbanistica i resti sono gli edifici pesanti e brutti, ne sono un esempio quelli dei regimi Stalinisti, cancri non solo per gli uomini e per ciò che ricordano loro, ma soprattutto per l'ambiente vitale che gli sta intorno. Fortunatamente o no, in questa epoca dove i beni si devono logorare in fretta, distruggere e poi smaltire, non sopravviveranno cosi a lungo, ma è proprio qui che sta il problema: “Cosa dovranno smaltire i nostri figli e i nostri nipoti?” Si troveranno a dover smaltire metri cubi di plastiche lontane dai regni naturali, lontane dai cicli vitali di trasformazione. Un carico enorme per la nostra Terra, un carico che inevitabilmente porterà alla morte. Le glorie, invece, sono rappresentate da interventi architettonici nati da un pensiero che guarda al futuro, un pensiero che si è caricato di responsabilità verso gli altri uomini, verso gli altri esseri viventi e verso la nostra Madre Terra. Gli edifici che generazioni di uomini magari fra migliaia di anni andranno a visitare, così come noi oggi facciamo con i teatri Greci o Romani. L'architettura delle glorie è l'architettura realizzata per gli uomini alla ricerca della libertà, dell'affermazione dell'individualità, e del rispetto per il tutto. Sono edifici costruiti come veri e propri organismi viventi, che vogliono accogliere altri esseri viventi, gli uomini. I veri arbitri assoluti di questa gara saranno, quindi, le generazioni future fatte di bambini, di mamme e di nonni che vivranno questi spazi pensati e costruiti da altri uomini. Per poter far si che tutto ciò sia possibile non rimane altro da fare che impegnarsi e fare si che la scelta di materiali, come gli isolanti e i laterizi, venga eseguita nel rispetto dell' ambiente. Come avverrà per la costruzione di due villaggi Olimpici Torino 2006 dove si sono utilizzati materiali naturali forniti dalla società La Casa di Terra di Saint Vincent; una società unica del suo genere per la produzione e commercializzazione di materiali edili eco-compatibili di alta qualità tecnica, nata nel 1992, ma già leader nel suo campo in Italia. Un villaggio Olimpico sarà ubicato in corrispondenza dell'area degli ex Mercati Generali di Torino, il secondo villaggio Olimpico denominato Media Italgas ubicato nell'area Ex Italgas. Le aree sono di proprietà della Città di Torino che, attraverso apposita convenzione, le mette a disposizione dell'Agenzia Torino 2006 per la realizzazione delle opere e del TOROC per l'esecuzione dell'evento olimpico, al termine del quale le aree ed i sovrastanti edifici verranno resi alla Città per l'esecuzione delle opere di riconversione ed il successivo utilizzo definitivo. Ad oggi si prevede che le palazzine residenziali dei verranno destinate all'edilizia convenzionata, mentre non si sa ancora cosa avverrà dell'area centrale storica. E proprio la ditta “La Casa di Terra di Saint Vincent” che fornirà loro tutti i materiali naturali necessari per la realizzazione delle strutture; si tratta della fornitura più grande realizzata, fino ad ora in Italia, di materiali bio - edili, che solo un grande evento poteva assorbire, anche se non è l'unica. Privati costruttori, infatti, enti pubblici come l'ATC di Torino e cooperative di costruzione stanno inserendo nei loro programmi costruttivi materiali eco-compatibili. I materiali naturali non sono solo appannaggio delle piccole costruzioni, ma possono essere utilizzati con vantaggio nelle grandi opere, come nel caso di questo evento di carattere mondiale. Sicuramente questa non è la meta, ma un ottimo passo per raggiungerla.
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